Sono ancora in viaggio, ancora in movimento. Purtroppo da qui non vedo la meta. Neanche riesco a vedere la prossima tappa, la prossima fermata, la prossima città.
Riesco a vedere i miei piedi giovani e quelli di quanti mi camminano accanto. Riesco a contare i passi, mi abituo all’andatura e cerco di non abituarmi troppo all’andazzo. Riesco sempre a sperare… e a camminare.
Riesco a guardare, a mangiare, a parlare, a complicare le cose. Riesco a far ridere le persone… e a farle piangere.
Sono ancora in viaggio e sempre lo sarò, fino a quando si potrà.
Sono ancora e sempre sarò, fino a quando potrò.
Siamo tornati da Londra, è una città incredibile! È difficile raccontarla, quasi impossibile. Posso dire che a Londra c’è tutto quello che ti aspetteresti di trovare e che ti hanno raccontato quelli che ci sono stati, ma c’è anche di più, c’è anche quello che non ti saresti mai aspettato, poi ci pensi e dici: “beh, sono a Londra!”.
Cammini per strada e vedi intorno a te “il mondo”, vedi l’espressione completa dell’umanità. Incroci un rasta, un punk, un dark, uno skater, sfiori con la spalla i lembi di un tetro e fiero burqa, in metro ti siedi accanto ad un uomo d’affari indiano, rischi di farti mettere sotto da un cinese che guida una Rolls, parli con un agente di colore che ti scambia per spagnolo e poi ti parla in napoletano, fai la fila per un concerto con due toscani, prendi una stanza su un locale libanese con la cucina sempre piena e i tavoli sempre vuoti. E le calze nere delle ragazze con le gonne cortissime, gli occhi magnetici delle donne mediorientali, i rapper filo-americani, l’aeroporto di heathrow (che si legge itro), i negozi di musica, il Tamigi, la Royal Albert Hall, Notting Hill e Portobello Road, gli scoiattoli di Hide Park, l’Apple Store, Piccadilly, le Lamborghini, le mostre d’arte, il Museo di Storia Naturale, i teatri, i musical, i nooddles, gli Starbucks, gli incroci che non ti ricordi mai da che lato guardare, la pioggia, poi le nuvole, poi il sole, poi le nuvole, poi il sole e poi la pioggia. Poi la pioggia… e poi il sole.
Ciao a tutti, sono tornato l’altro ieri da Scalea (sono stato davvero bene) e oggi riparto, vado a Londra per una settimana. Ci rivediamo al mio ritorno… buon proseguimento di estate a tutti!
Dite la verità… è strepitosa la cover? Comunque io adesso stacco per un po’, vado qualche giorno in Calabria con i miei angeli custodi Rob e Kecca. Un po’ di bel mare, qualche pranzetto con i fiocchi e, speriamo, un po’ di riposo nella casa di villeggiatura dove sono cresciuto.
Torno tra qualche giorno e la prossima settimana vado a… beh, poi magari ne parliamo! Buon lavoro a chi ancora lavora e buon divertimento a chi si sta divertendo, a presto.
Safari, dentro la mia testa ci son più bestie che nella foresta! Eccolo, è bestiale, è allucinante, è luminescente, è folgorante, è misterioso… è il nuovo videoclip, del nuovo singolo, che da anche in nome all’ultimo album di Lorenzo, Safari.
È stato girato di notte nelle favelas brasiliane, utilizzando nuovissime e psichedeliche tecniche di luci, bui ed ombre. Così la giacca luminosa illumina la notte, la torcia coglie tutti di sorpresa e la barba del barbuto si colora di luce e diventa una maschera indistinguibile. Ma poi arriva l’alba.
Se ci saranno novità ve ne parleremo, per adesso godiamocelo. Fuoco, acqua, elettricità.
Ciao a tutti, sono tornato lunedì sera ma solo ora ho un po’ di tempo per scrivere. Beh, anche questo lavoro è andato molto bene, è stato molto interessante e di sicuro darà ottimi risultati.
Alloggiavamo in un gran bel albergo, costruito sul dorso di una montagna, all’interno di una cornice naturale davvero unica. Il viaggio di ritorno è stato stancante ma speciale: mi sono svegliato nel cuore della notte a Gran Canaria, ho pranzato al centro di Barcellona, ho cenato a Milano e sono tornato a dormire a casa mia a Napoli, tutto questo con il piccolo inconveniente di aver perso il bagaglio che mi hanno recapitato solo oggi con qualche cosa in meno al suo interno.
Si, la valigia si è smarrita in transito e, tra una cosa e l’altra, me l’hanno forzata sottraendomi 4 pacchi di ottimi sigari spagnoli, 1 macchinetta fotografica digitale, 1 telefonino cellulare, 1 carica batterie, 1 maglietta e non so cos’altro. Vabè, tutto sommato mi è andata bene no?
Ciao a tutti, affezionatissimi e pazienti blogonauti. Oggi vi scrivo per un arrivederci, prima di un altro viaggetto a scopo lavorativo. Questa volta andiamo all’isola di Gran Canaria, nell’arcipelago spagnolo delle Canarie.
Ultimamente questo blog ha avuto un aspetto strano, così come il sottoscritto. Diciamo che però ha continuato a vivere al di fuori di questi magici pixel, comunicando verbalmente e postando a voce pensieri ed emozioni. Adesso si ferma forzatamente ancora per un po’, ma al mio ritorno, la prossima settimana, ci ritroveremo per il solito bilancio.
Ciao a tutti.
Sono tornato l’altro ieri sera, dopo un intenso giorno di lavoro e un po’ di ozio casalingo, rieccomi qui. L’esperienza scozzese è stata bella. Edimburgo ha qualcosa di inspiegabile e magico, al centro tra Harry Potter, TrainSpotting, Agente 007, Highlander e Braveheart. Qualcosa che quando ti ci trovi, camminando per le strade, tra le antiche abbazie, su per le salite ripide, sopra e sotto i ponti, non ti spieghi.
Ad Edimburgo c’è Starbucks e dietro l’angolo una casa da dove esce una ragazzina darkettona con un bastone in mano che spiega essere appartenuto al fantasma che viveva in quella casa. Ad Edimburgo, dovunque tu ti possa trovare, vedrai sempre in lontananza una cupola, una guglia, un tetto a fregi gotici.
Le nuvole corrono velocissime e le stagioni passano di ora in ora. Le mura sporche della città sembrano sporcate di proposito per crearne l’atmosfera, sembra che nessuno, tra le persone che vedi passare, possa esserne stato artefice volontario. La periferia è il risultato di uno stranissimo contrasto tra abbandono, degrado, ordine e serenità. Tra puzza di piscio e odore di pane.
È una città da guardare, da girare, da vivere, sforzandosi di sentirla al massimo, stando fermi contro vento.